In una caldaia tradizionale i fumi di combustione escono dal camino a 120-140 °C, portando con sé una fetta consistente del calore che hai pagato in bolletta. La caldaia a condensazione raffredda quei fumi fino a farli condensare — da qui il nome — recuperando il calore latente del vapore acqueo e usandolo per preriscaldare l'acqua di ritorno dell'impianto. Il risultato è un rendimento che, misurato sul potere calorifico inferiore, supera il 100%: da ogni metro cubo di gas ricavi più calore di quanto la chimica "standard" consentirebbe.
In numeri concreti, su una casa di Monza riscaldata con una vecchia caldaia degli anni 2000, il passaggio alla condensazione vale in genere un 20-30% di gas in meno ogni inverno. Il risparmio è massimo quando l'impianto lavora a basse temperature: riscaldamento a pavimento, radiatori sovradimensionati o gestione con valvole termostatiche e sonda climatica.